• Laura Realbuto

Decluttering: un nuovo modo di ascoltarsi.

Aggiornamento: 6 mag


Quando si parla di decluttering, capita molto spesso di sentire affiorare delle sensazioni negative generate dal pensiero del distacco. Che si tratti dell’idea di distacco dagli oggetti o forse dai ricordi, sta di fatto che l’atto di separarsi da qualcosa non sempre risulta piacevole. Inoltre, se questa difficoltà tende a protrarsi nel corso del tempo, può rinforzare un disagio interiore. Un disagio che, alle volte, viene minimizziamo oppure non ascoltato.


La casa non è altro che il riflesso di ciò che rimane insito dentro di te: ignorare le sensazioni e le emozioni che provi nei suoi confronti non aiuta a migliorare il rapporto con essa e soprattutto con te stessa.


Hai presente quando l’automobile va in riserva e si accende la lucina rossa che ti avvisa che è arrivata l’ora di rifornire il carburante? Cosa succederebbe se ignorassi quella lucina e continuassi a percorrere la strada ancora per chilometri e chilometri? Nel migliore dei casi l’auto si fermerà in mezzo alla strada, lasciandoti magari lontano dalla tua meta. Non è proprio una meraviglia, vero?

Ecco, questo non è diverso rispetto a ciò che accade con le nostre emozioni, trattandosi di “energia in movimento” (e-motion = energy in motion). In particolare, questa energia si manifesta nel corpo dandoci dei segnali ben precisi.

Se questi segnali vengono ignorati per lungo tempo, il rischio a cui si può andare incontro è che, come l’automobile, ad un certo punto anche il corpo si fermerà, lasciando poco spazio alla possibilità di operare delle scelte.


Quando si vive in una casa che non ci rappresenta e non ci fa stare bene e ci si circonda di cose che non hanno valore per chi la abita, si genera un grave danno: un danno alla propria autostima.

Perché parlo di autostima? Per il semplice fatto che costringersi a vivere in un ambiente che non narra la storia di chi lo vive equivale a dire “Non mi merito di vivere in un luogo migliore”. O, ancora, “Non merito di essere accolta”.


Infatti, la casa è il simbolo per eccellenza dell’accoglienza, incarnando uno dei bisogni ancestrali dell’essere umano.

Quando parlo di vivere in un posto migliore, non mi sto riferendo al cambiare abitazione. È ovvio che non tutti possono permettersi di cambiare casa, ma, per rendere la casa “un luogo migliore” in cui vivere, basta semplicemente prendersene cura, proprio come se fosse una parte di sé.


Ed è partendo dagli oggetti che si inizia a prendersi cura di sé: liberando lo spazio fisico dalle zavorre del passato, liberi anche una parte di te che è rimasta ancorata lì, in quella sorta di limbo tra passato e presente.

Lo spazio che ci circonda è sinonimo di spazio mentale: se il primo è ingombro, anche la mente lo sarà di conseguenza. Se la necessità di fare spazio si manifesta, non bisogna ignorarla, bensì è importante accoglierla con amorevolezza (anche se a volte non è facile).



Proprio come un allenamento.

Nella mia esperienza personale e professionale ho riscontrato molte volte che la vera difficoltà nel riordinare la propria casa attraverso la pratica del decluttering consiste nell’operare delle scelte.

Infatti, il decluttering si concentra proprio su questo principio: decidere cosa tenere e cosa eliminare.


Ecco allora che il decluttering diventa una sorta di allenamento, non solo nei confronti della casa o degli oggetti che ti circondano, ma anche per te stessa. Se sei allenata ad operare scelte consapevoli che riguardano il tuo ambiente domestico e tutto ciò che ne concerne, anche la tua capacità di prendere decisioni importanti ed impattanti per la tua vita ne trarrà beneficio, in quanto ti sentirai più sicura e fiduciosa in te stessa.

La tua mente imparerà ad associare all’idea del cambiamento un’immagine piacevole e delle sensazioni positive.


È tutto bello, ma come si fa?” – ti starai chiedendo. Ecco qui un elenco di piccoli suggerimenti per iniziare, senza aver la pretesa di realizzare cambiamenti drastici e repentini.

  1. Osserva la tua casa e scrivi su un foglio tutto ciò che non ti piace e che vorresti cambiare.

  2. Chiediti come mai non lo hai fatto fino ad oggi. Che cosa te lo ha impedito? Nota bene: i soldi non sono una giustificazione. Qui non stiamo parlando di ristrutturare, di cambiare mobili o cose simili, ma più semplicemente di prendersi cura della casa attraverso piccoli accorgimenti. Questo non richiede un investimento economico.

  3. Prova a immaginare come sarebbe la tua casa se fosse più “ariosa”, senza ingombri, più luminosa, più semplice. Come ti sentiresti? Quali emozioni e sensazioni proveresti a vivere in un ambiente più libero e ordinato?

  4. Inizia a praticare decluttering: un piccolo cassetto può essere un giusto compromesso per cominciare a fare spazio e connetterti con il tuo sentire. Se, ad esempio, scegli il cassetto della biancheria, puoi osservare la qualità del suo contenuto. Chiediti se all’interno ci sono più capi che indossi regolarmente o se la maggior parte di questi non viene utilizzata da tantissimo tempo. Come mai? Che cosa ti ha impedito di eliminarli? Oppure che cosa ti impedisce di utilizzarli tutti?

  5. Quando fai decluttering, concentrati soltanto sulle cose da tenere e non su quelle da eliminare. Le cose che desideri tenere sono quelle che ti fanno stare bene e dovrebbero coincidere con oggetti utili, che ti semplificano la vita e che saresti disposta a ricomperare altre 100 volte se necessario.

  6. Infine, quando avrai terminato di fare la cernita, riordina il tuo cassetto e osservalo. Chiediti come ti senti e cosa provi.

Questo piccolo esercizio è il riassunto di ciò che avviene quando si decide di prendere in mano la propria vita e lo si fa partendo dalla propria casa. Quella casa che ti accoglie, ti consola, ti protegge, ti dà il nutrimento e il riposo.



Difficoltà di operare scelte.

Operare scelte consapevoli in un mare di possibilità è una delle zavorre più imponenti di questi tempi. Ogni giorno abbiamo a che fare con milioni di informazioni e quotidianamente siamo chiamati a prendere numerose decisioni e in un breve lasso di tempo.

Tutto questo diventa molto stancante a livello fisico e mentale. È proprio questo uno dei motivi per cui si tende a rimandare le scelte che riguardano noi stessi e ciò che potrebbe migliorare in qualche modo la nostra vita.


Così si dà meno importanza alla casa, agli oggetti o più semplicemente a fare una cernita di ciò che abbiamo dentro l’armadio. Perché in larga parte siamo stanchi di fare scelte e perché è preferibile mettere queste dinamiche in secondo piano rispetto alle cose più urgenti della quotidianità.

Un altro motivo risiede in ciò che una semplice scelta comporta, ovvero il pensiero di dover rinunciare a una serie di opzioni e possibilità.

Se sto facendo decluttering del mio armadio e noto la tendenza a non voler eliminare un capo di abbigliamento che non indosso da anni, potrei pensare:

  • “Potrebbe servirmi in futuro”

  • “Magari lo potrei modificare” (però intanto lo riponi nella sua gruccia con l’intenzione di lasciarlo lì)

  • “Appena dimagrisco lo rimetto”

  • “Me lo ha regalato Pinco, quindi non mi va di darlo via”

  • “E se poi mi serve… cosa faccio?”

  • “Mi sembra uno spreco”

Tutte queste opzioni non sono altro che delle scuse utili a rimandare la presa di una decisione, utili a rimanere nella propria zona di comfort e che possono nascondere la paura del cambiamento. Non sto dicendo che non sia giusto avere paura, anzi: la paura è un’emozione e, quando si manifesta, è importante accoglierla, non rifiutarla. Per esempio chiedendosi perché si prova tale paura e instaurando un dialogo con essa, provando ad ascoltare ciò che ci vuole comunicare.


Concludo questo articolo con una riflessione: ognuno ha un proprio modo di vivere la propria casa, unico e autentico, proprio come noi. Il riordino attraverso la pratica del decluttering è un potente mezzo di trasformazione, non solo ad impatto visivo, ma soprattutto interiore. Instaurare un dialogo con la propria casa vuol dire instaurare un dialogo con se stessi, poiché, come ho appreso dagli insegnamenti della Dottoressa Donatella Caprioglio, psicologa esperta in psicologia dell’abitare, abitare è abitarsi, e porre l’attenzione al modo in cui "abitiamo" racconta molto della propria storia e del proprio sentire.



"La casa? È castello e isola, torre e caverna, miracolo e quotidianità, ordine e calore, e la voce delle cose che ci aspettano ogni giorno al nostro rientro."

Fabrizio Caramagna


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