• Laura Realbuto

Come sono diventata "Coltivatrice di semplicità". La mia storia.

Aggiornamento: 14 apr

Questo articolo nasce dalla mia voglia di condividere con te la mia storia, non perché io sia speciale o abbia fatto qualcosa di eccezionale, bensì perché , oggi, come non mai, per me condividere significa moltiplicare la felicità, la mia e la tua.

Non ti nascondo che scrivere queste righe è stato per me un po’ come vuotare il sacco, come fare quel benedetto decluttering di cui parlo sempre. Infatti, decluttering non vuol dire soltanto eliminare ciò che non ci appartiene, ma significa anche dare altre destinazioni. Vuol dire fare delle scelte, oltre che condividere.


Allora oggi ti racconto la storia di una Laura che nasceva in un mite dicembre siciliano nel 1984.



Le mie origini

Sono nata in Sicilia nel 1984 e ho vissuto la mia infanzia in un piccolo paesino in provincia di Palermo.

Di quegli anni ricordo il profumo del pane che mio papà sfornava dal forno di cui era proprietario, le giornate in campagna con la nonna, il pacco di Natale ricco di doni che ci davano a scuola prima delle vacanze invernali. E poi ancora il gusto del gelato che mio zio mi portava la sera quando tornava a casa.

In realtà ricordo moltissime altre cose, ma non basterebbe una lunga pagina per elencarle tutte.


Nel 1990 la mia famiglia ed io ci siamo trasferiti in Piemonte. Dire che è stato un trauma per me, è dir poco.

Terminate le scuole medie, ho iniziato a lavorare nel ristorante di famiglia. Dopo alcuni anni, però, mi sono resa conto che trascorrere la vita tra i tavoli di un ristorante non era la mia massima aspirazione. Quindi, con non poche difficoltà, all’età di 18 anni, mentre i miei coetanei affrontavano l’esame di maturità, mi sono iscritta a scuola per prendere il diploma. Sono stati i 5 anni più intensi della mia vita, perché mentre studiavo non ho mai smesso di lavorare e, giusto per non farmi mancar nulla, nello stesso periodo ho intrapreso anche il mio percorso di studi in ambito musicale. Per questo ho vinto 5 borse di studio per merito scolastico e mi sono qualificata tra i migliori studenti del Piemonte.



E dopo la maturità?

Dopo la maturità, all’età di 23 anni, mi sono trasferita a Torino per amore e, ho iniziato lavorare in uno studio professionale nell’ambito dell’amministrazione del personale. Nei 10 anni che ho lavorato in questo ambito ho messo in pratica le mie innate capacità organizzative, complice anche una datrice di lavoro molto puntigliosa e “attenta ai dettagli”.


Nel 2011 il ragazzo con cui convivevo ormai da 4 anni e con cui avevo deciso di trascorrere la mia vita mi lascò a circa un mese e mezzo prima del matrimonio. È stata una batosta non solo a livello emotivo, ma anche economico. Al tempo non possedevo una casa di proprietà e, considerato lo stipendio da apprendista che percepivo in quegli anni, non credevo fosse possibile mantenermi da sola in una città come Torino.


L’idea di tornare a vivere con i miei genitori, trasferitisi nel centro Italia, e quindi di cambiare nuovamente città era così lontana da me che ho preferito stringere la cinghia al più non posso, piuttosto che affrontare quello che consideravo un passo indietro rispetto alla mia crescita personale.

Così ho preso in affitto un piccolo appartamento di 30 mq e ho vissuto per quasi un anno con pochissimi mobili e pochissime cose. Ogni centesimo risparmiato, infatti, mi avvicinava sempre di più alla possibilità di acquistare il letto e l’armadio che desideravo.

Potranno sembrare cose frivole, ma quel letto e quell’armadio per me hanno significato una sorta di riscatto sociale.


Ho vissuto in quella casetta per 10 anni, e questi 10 anni hanno rappresentato per me la mia indipendenza e la mia forza interiore.





...questi 10 anni hanno rappresentato per me la mia indipendenza e la mia forza interiore.





Burnout

Nel 2015 ho deciso di iscrivermi al conservatorio per poter continuare i miei studi musicali. In quell’occasione la mia datrice di lavoro mi ha concesso il part-time, individuando anche a chi affidare quella parte di attività che non avrei più potuto svolgere io.

Inizialmente le cose sembravano andare bene, ma dopo alcuni mesi mi sono ritrovata a gestire il carico di lavoro di un tempo pieno nelle tempistiche previste per un part-time, vivendo nella perenne corsa alle scadenze, sotto costante pressione e con il terrore di sbagliare. A tutto questo si aggiungeva l’insoddisfazione dovuta a una paga per nulla allineata al lavoro che svolgevo e al fatto di non aver il tempo di seguire le lezioni al conservatorio perché impegnata in incessanti ore di straordinario.


Ogni mattina posticipavo la sveglia almeno 5 volte e fare la strada per andare in ufficio era come percorrere il “Miglio Verde”. Mi sembrava di vivere quelle ore come fossi reclusa in un carcere e sentivo la mia libertà violata.


Così ho iniziato a star male: il mio corpo mi stava avvisando in tutte le maniere che non potevo continuare a fare quella vita. Mi sentivo frustrata perché non avevo nessuna soddisfazione personale ed economica, se non la sicurezza di avere uno stipendio fisso che mi bastava a malapena ad arrivare alla fine mese. Ho vissuto due burnout nel giro di pochi anni.

Nel 2018 ho iniziato a soffrire di attacchi di panico, tanto da essermi dovuta assentare dal lavoro per 5 mesi.

Sentivo dentro di me che era arrivato il momento di cambiare e il mio istinto mi urlava a grande voce che avrei dovuto cogliere le opportunità che la vita mi avrebbe offerto da lì a qualche mese.



Il 2018 è stato il mio anno

Di quei mesi ricordo le ricerche che facevo su internet: come cambiare lavoro, come cambiare città, come fare per andare a vivere all’estero, come cambiare vita e ricominciare. Leggevo un sacco di articoli e di storie di donne incredibili che ce l’avevano fatta. Sognavo ad occhi aperti e mi lasciavo ispirare.


Poi, un giorno di Maggio, una mia cara amica che stavo supportando nel sistemare l’armadio per il cambio stagione mi ha fatto notare le mie capacità organizzative e di ascolto. Inizialmente questo apprezzamento mi ha stupita. D’altro canto, per me era tutto naturale e spontaneo. Quelle capacità erano sempre state parte di me, solo che non lo sapevo, non le avevo mai notate e soprattutto non avrei mai pensato di poterle sfruttare per togliermi da una situazione lavorativa logorante e nociva.


Così, dopo varie ricerche, nell’estate del 2018 ho scoperto l’esistenza di Apoi, Associazione Professional Organizers Italia, di cui attualmente faccio parte ricoprendo anche il ruolo di referente di zona Nord-Ovest. Nei mesi a venire ho studiato parte dei manuali consigliati dalla bibliografia Apoi e a Settembre 2018 mi sono iscritta come associata junior.



Tutta colpa di una "telefonata"

Intanto, in ottobre, mentre mi recavo al mio primo evento nazionale organizzato da Apoi a Bologna, ricevo la telefonata che ha cambiato totalmente la mia vita.

Il Teatro Verdi di Trieste mi proponeva un contratto di 8 mesi nel ruolo di artista del coro per tutta la stagione d’opera 2018/2019. Insomma, il mio sogno si stava realizzando.


Ti confesso che non è stato tutto rosa e fiori. Questa scelta avrebbe comportato un cambiamento radicale della mia vita: mi sarei dovuta trasferire in una città che non conoscevo completamente da sola per svolgere un’attività lavorativa che fino al giorno prima era soltanto un hobby, o comunque qualcosa che facevo nel tempo libero. E poi mi sarei dovuta allontanare per tanti mesi dal compagno con cui avevo appena iniziato una bella relazione di coppia. Il tutto in così pochi giorni che si possono contare sulle dita di una mano.


Inizialmente ho pensato che fosse una follia, ma quel lavoro mi avrebbe permesso di cambiare la mia vita lavorativa, togliendomi da un ambiente tossico per vivere immersa nelle emozioni del teatro e della musica. Era il famoso treno che passa solo una volta nella vita. In parte è stato sacrificante, lo ammetto, ma è stata una delle esperienze più belle e soddisfacenti della mia vita.




Leggevo un sacco di articoli e di storie di donne incredibili che ce l’avevano fatta. Sognavo ad occhi aperti e mi lasciavo ispirare.


Un nuovo inizio

Mentre vivevo a Trieste, tra uno spettacolo e l’altro, ho continuato ad approfondire gli studi in ambito organizzativo e successivamente, insieme alla mia collega Sandra Janousek, ho organizzato il mio primo convegno sulla disorganizzazione cronica e il disturbo da accumulo.


Al mio rientro a Torino nell’estate del 2019 ho assaporato il gusto della libertà e ho iniziato a lavorare per la creazione del mio business. Sono arrivati i primi clienti e ho iniziato a lavorare nelle case delle persone.

A marzo 2020 ho vinto la mia timidezza sbarcando on line con il mio primo sito web e le mie pagine social. Successivamente ho intrapreso un meraviglioso percorso di branding supportata da una splendida donna e sono rinata come Coltivatrice di Semplicità.


In questi ultimi tre anni la mia definizione di semplicità è maturata, perché ho provato sulla mia pelle la bellezza delle piccole cose, imparando a guardare oltre e togliendo tutto ciò che non mi occorre per vivere una vita semplice. E quando parlo di “togliere ciò che non mi occorre” intendo proprio quel decluttering dove passi in rassegna proprio tutto: oggetti inutili, pensieri limitanti, persone nocive e ambienti tossici.


Ho sbagliato tante volte, ma ho imparato a guardare queste cadute come tappe necessarie per arrivare a uno scopo più grande. Sicuramente sbaglierò ancora centinaia di volte, ma pazienza! Chi sono io per non sbagliare? E poi, quante cose si imparano dai propri sbagli?

Io personalmente ne ho imparate tante ed è per questo motivo che nell’ultimo anno mi sono avvicinata moltissimo alla crescita personale, allo sviluppo delle potenzialità che ognuno di noi ha dentro di sé e al coaching. Infatti, alla mia formazione di professional organizer ho affiancato un Master in coaching presso Luna Scuola di Coaching per l’Anima.



Se sei arrivata fin qui...

Beh, se sei arrivata a leggere fin qui vuol dire che in qualche modo la mia storia ti è vicina. Quello scopo più grande di cui ti parlo è proprio quello di aiutare le donne che come me e te hanno voglia di imparare a camminare da sole, hanno voglia di mettersi in gioco e sono sicure che in un modo o nell’altro ci riusciranno.

Chiedere aiuto quando non si riesce più ad ascoltarsi non è un sintomo di debolezza, ma piuttosto è un sinonimo di forza, determinazione e grande consapevolezza.


Ma quindi qual è la morale di questa storia?

Non credo ci sia una morale in questa storia, e non credo che tutte le storie abbiano per forza una morale. Questa è solamente la mia storia, la storia di una donna che è rinata Coltivatrice di Semplicità.



La rinascita è misteriosa, qualcosa dentro di noi muore e qualcos’altro risorge, come il cielo che ieri apparteneva all’inverno e oggi incanta, e come queste piccole foglie che a breve daranno luce a tutti gli alberi.

Fabrizio Caramagna



E adesso cosa puoi fare?


Se vuoi allenare la tua mente a guardare oltre e iniziare a coltivare la semplicità e la gioia nelle piccole cose ho preparato, insieme alla mia amica e grafica eccezionale Laura Sabato (WEeKanDesign.it), un work book per praticare la gratitudine e celebrare la vita in tutte le sue forme.


Puoi scaricarlo gratuitamente cliccando nel pulsante qui sotto!




Spero ti piaccia e soprattutto ti sia utile.

Con questo piccolo dono ti saluto, immaginandoti intenta a praticare la gratitudine nella sua forma più semplice e autentica.

77 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti